Rave party Salento

Un tempo i rave party erano un evento che si svolgeva essenzialmente in Inghilterra e nelle città del Nord Europa, di solito ambientati in grandi capannoni industriali abbandonati che venivano presi d’assalto da centinaia di persone, un appuntamento che si diffondeva grazie ad una comunicazione semi-clandestina fatta di piccoli inviti fotocopiati e messaggi sms. All’interno dei capannoni, in fretta e furia venivano allestiti dei veri e propri sound system che sparavano musica a tutto volume, prevalentemente quella conosciuta con il nome di techno, per tutta la notte e persino nella mattinata successiva.

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Un appuntamento che talvolta vedeva la presenza entusiasta di migliaia di giovani, ed a cui la polizia ed i responsabili dell’ordine pubblico rispondevano attuando una rigorosa sorveglianza dell’area in cui si teneva l’evento senza tuttavia, se non in qualche caso intervenire per bloccarlo.

Il fenomeno presto si diffonderà in tutta Europa ed anche in Italia, la moda dei rave prenderà presto piede. Anche il Salento sarà presto coinvolto da questi eventi musicali, con la differenza sostanziale che, invece dei grandi capannoni industriali dismessi, più rari o addirittura assenti, l’appuntamento veniva dato nelle spiagge, scegliendo quelle più lontane dai centri abitati ed appartate, in maniera da impedire che il rumore assordante degli amplificatori disturbasse troppo il sonno del vicinato spingendoli a lamentarsi presso le autorità locali.

Non mancano tuttavia, soprattutto nel periodo estivo, episodi in cui centinaia di giovani si radunano in strutture dismesse per dar vita a feste che durano persino 48 ore.

Attualmente molti rave non sono più come un tempo degli eventi “clandestini”, ma sono invece ampiamente pubblicizzati e promossi da qualche organizzatore, che invita anche gruppi musicali e dj di fama nazionale ed internazionale. Partecipare ad un rave è una buona occasione, per chi vuol conoscere il mondo dei giovani salentini ed anche per ballare sfrenatamente una notte intera.

Pizzica del Salento

Un tempo, quando ancora non erano approdati i cristiani dalle terre d’oltremare, nella penisola salentina erano diffusi tantissimi culti pagani, alcuni provenienti dalle antiche usanze dei Messapi, la prima delle popolazioni di cui si conosce la presenza in Salento, oppure provenienti dall’antica Grecia e sostituiti in seguito o integrati con i culti dell’epoca della dominazione romana. Per non parlare dei riti ancestrali rappresentati dalle presenza sul territorio salentino di antichi esempi di altari e luoghi sacri, tra i quali spiccano per interesse e fascino i dolmen ed i menhir.

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Tra i riti pagani era presente anche un rito magico che nonostante il trascorrere dei tempi ha saputo giungere fino a noi con caratteristiche praticamente identiche a come era un tempo: il rito dei tarantolati.

Un tempo era diffusa la credenza che chi fosse stato morso dalla tarantola, cosa assai comune in quel territorio caldo, pietroso e brullo, potesse liberarsi del veleno che presentava, come sintomi, una certa irrequietezza mista a forme depressive, attraverso un esorcismo che comprendeva un ballo forsennato al suono di una musica stridente frenetica ed ipnotica. Tale musica è la pizzica, giunta a noi attraverso i secoli, un pilastro del patrimonio culturale e popolare del Salento. La pizzica si esegue con strumenti come il violino, la fisarmonica, l’armonica e, soprattutto, una sezione di percussioni dove svetta il tamburello.

Essendo una musica dedicata a tecniche di esorcismo sono altamente caratteristiche la ripetitività e soprattutto il ritmo che di momento in momento si fa sempre più acceso e frenetico per accompagnare la tarantolata nella sua danza liberatoria dagli influssi del veleno.

Un tempo sembrava quasi che la pizzica sarebbe stata destinata ben presto alla scomparsa, mano a mano che questi riti di purificazione diventassero sempre meno comuni e praticati, ma poi, grazie ad un accresciuto interesse soprattutto dei giovani, oggi la pizzica è diventata una delle musiche e delle espressioni della tradizione culturale e popolare del Salento popolari più partecipate e diffuse.

Rally del Salento

In uno splendido panorama come quello salentino anche gli appassionati di automobili si sono dedicati e ritagliati un loro spazio per sfrecciare sulle quattro ruote tra le magnifiche strade salentine. Da ben 43 anni infatti, e cioè dal lontano 1957 la competizione Rally del Salento è una delle gare che fanno parte del Campionato Italiano di Rally e di altre competizioni a premi, tra le quali, recentemente, anche della Coppa Europea di Rally.

Vista la bellezza del paesaggio, la competizione che vede sfidarsi in gara campioni di fama nazionale ed internazionale, è un grande richiamo in termini di pubblico, ed ogni anno sono sempre di più gli appassionati che si affollano lungo le strade dove veloci passano i bolidi.

L’ambiente è quello tipico del Salento, strade che si inerpicano tra le basse colline delle Serre Salentine, che sfiorano i millenari muretti a secco e che si immergono nel verdeggiare degli ulivi secolari, che per un giorno sembrano sopportare di buon grado il rombare dei motori e tutta la confusione ed il tramestio che sono venuti a turbare l’olimpica calma che solitamente impera nella campagna, rotta solo dal ronzio degli insetti, dal frinire delle cicale e dal cinguettio degli uccelli.

Per i piloti si tratta di una competizione non facile, le stradine di campagna sono strette e tortuose, sovente riservano difficoltà e sorprese a non finire, curve a gomito, salite e discese repentine che mettono a dura prova anche il più esperto ed il più veterano tra i guidatori.

Salento Negroamaro

Ogni anno tra le tante iniziative ed eventi che contraddistinguono l’estate salentina, di particolare importanza è il festival che si svolge tra la primavera e l’estate, il Festival Salento Negroamaro, Rassegna delle Culture Migranti.

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Non è un caso che un’iniziativa di questo genere si svolga proprio sul territorio salentino, da sempre al centro di forti migrazioni e di spostamenti di popolazioni. Se pensiamo che già le prime civiltà che sono sorte su questo territorio provenivano da altri paesi, e talvolta avevano attraversato l’intero mediterraneo per insediarsi qui, come se avessero trovato in questa piccola penisola italiana un paradiso in terra. E poi i greci, i romani, i bizantini e perfino popoli provenienti dal nord dell’Europa come i Normanni, tutte civiltà che qui hanno trovato modo i insediarsi e di fondersi con la popolazione locale.

Terra di confine, di partenza e di approdo, il Salento con questo festival quindi accentua quelle che sono state da sempre le sue caratteristiche. Lo fa con un festival che è più che un evento unico una sorta di grande contenitore di diverse iniziative ed altri accadimenti, che comprendono quello che riguarda l’espressione culturale ed artistica nelle sue più svariate forme, dalla musica al teatro, dal cinema alla fotografia, dal cibo ai prodotti dell’agricoltura. E lo fa con un occhio di riguardo particolare, privilegiando e promuovendo la conoscenza e la vicinanza con altre culture, cui ogni anno si sceglie di dare voce.

Il nome della rassegna, Negroamaro non è casuale, ed è un po’ il simbolo di questa regione: un tempo il vino prodotto in Salento non era considerato per altro se non come “vino da taglio” un prodotto cioè da aggiungere ad altri vini più nobili per aumentarne la gradazione alcoolica e non come un vino a cui dare dignità per se stesso. Ma le cose piano piano sono cambiate, e quello che un tempo era un prodotto trascurato oggi è diventato, grazie ad un grande lavoro di raffinamento ed all’impegno dei produttori un vino di eccellente qualità, apprezzato ed amato da sempre più estimatori.